LE STORIE NON SONO INNOCENTI


Le fiabe ci insegnano cose sulle donne prima ancora che impariamo a leggere
Principesse, streghe, ragazze obbedienti e lieti fine. Le fiabe non sono solo storie per bambini: raccontano da secoli cosa una donna dovrebbe essere.
Le fiabe sono fantastiche, hanno un alibi perfetto: sono solo fiabe.
C’era una volta... un bosco, un castello, una scarpetta.. una zucca. Poi arriva il principe, il salvatore della patria che la sposa e possiamo andare tutti a dormire sereni.
Solo che le storie non sono mai soltanto storie.
Sono di fatto una versione laica delle parabole. Stesso scopo didattico, ma più fairy. Ci spiegano il mondo prima ancora che si sia abbastanza grandi da chiedersi se quel mondo ci convince davvero.
C'è chi parte e chi aspetta. Chi viene salvato. E chi deve salvare. Chi deve essere bello. Chi viene premiato perché è buono. Chi viene punito perché ha avuto l’ardire di non allinearsi.
Nelle fiabe le donne sono ovunque. Solo che, quasi mai, delineano la storia.
A meno che non siano le villain, le cattive della situazione. Anche questo, in fondo, dice qualcosa sul posto che viene assegnato loro: una donna può avere potere, ma spesso solo se quel potere viene raccontato come minaccia.
E non è un caso se i cattivi dei film Disney attraggono simpatie tanto quanto, se non più, delle principesse. A volte sono gli unici personaggi che sembrano avere il permesso di volere qualcosa, di arrabbiarsi e di occupare spazio.
La ragazza bella viene scelta. Quella buona sopporta. Quella curiosa apre la porta sbagliata. La vecchia è inquietante. La donna che sa troppe cose, abbastanza spesso, diventa una strega.
Naturalmente non è sempre così. Le fiabe sono molte, le tradizioni pure, e sarebbe ridicolo ridurle tutte allo stesso schema.
Però diciamo che, nella tradizione europea che ci ha cresciute, alcuni modelli sono stati perpetrati una tenacia notevole.
Quasi ammirevole.
Il problema non è la Bella Addormentata in sé. Il problema nasce quando cento storie diverse finiscono per raccontarti la stessa idea di donna.
Bella abbastanza da essere amata. Buona abbastanza da meritare il premio. Paziente abbastanza da aspettare. Giovane abbastanza da essere desiderabile.
E possibilmente non troppo rumorosa mentre succede tutto questo.
Poi cresciamo.
Il bosco diventa un ufficio. La matrigna diventa uno standard estetico. La scarpetta diventa una taglia. Il principe magari non arriva, ma nel frattempo qualcuno continua a suggerirci che sarebbe opportuno farsi trovare pronte nel caso passasse.
Ed è qui che, per me, le fiabe diventano davvero interessanti.
Non perché vadano cancellate.
Anzi.
Le storie sopravvivono proprio perché cambiano. Da sempre vengono raccontate, riscritte, addolcite, censurate, adattate. Molte delle versioni che oggi consideriamo “originali” sono già il risultato di passaggi precedenti. E le precedenti versioni non erano decisamente più tenere.
Nella versione dei fratelli Grimm di Cenerentola, per esempio, le sorellastre si mutilano i piedi pur di farli entrare nella scarpetta. Altro che topolini e fata madrina.
Quindi, se le storie hanno sempre mutato forma, non vedo perché noi dovremmo trattarle come reliquie sotto vetro.
Possiamo farlo anche noi di Mala Fabula.
Possiamo chiederci cosa succederebbe se Cappuccetto avesse preso in mano la situazione e armata e preparata fosse entrata nel bosco.
Se la Bella guardasse la Bestia e pensasse che la gestione della rabbia di un uomo adulto, tutto sommato, non rientrasse nelle sue mansioni.
Se una principessa non avesse nessuna intenzione di diventare regina.
Se una strega fosse soltanto una donna che sa troppe cose per risultare rassicurante.
Cambiare una storia non significa distruggerla. Significa smontarla un "cincinin".
Guardare come funziona e chiedersi: questa cosa vogliamo davvero trascinarcela dietro ancora per altri cento anni?
Mala Fabula nasce anche da qui.
Ma non finisce qui.
Le fiabe sono solo uno dei tanti copioni che ci arrivano già scritti.
Ce ne sono altri sul corpo, sull’età, sull’amore, sulla bellezza, sul lavoro, sull’ambizione, sul modo in cui una donna dovrebbe stare al mondo senza disturbare, troppo, nessuno.
Ecco, noi quei copioni vorremmo guardarli bene.
Non per fare il processo a tutto.
Ma per capire quali parti ci appartengono davvero e quali invece abbiamo semplicemente ereditato.
Poi magari basta poco.
Una porta che non viene aperta.
Una ragazza che invece di aspettare imbocca un’altra strada.
E la storia cambia.
Ogni tanto, per cambiare il finale non serve bruciare il libro.
Basta prendere la penna.
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